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AROL è stata fondata a Canelli, nel 1973, da Bruno Ariano
e Franco Olivieri. Dai loro cognomi ha avuto origine il nome della
ditta.
Dopo circa una decina di anni di attività rivolta alla
revisione e costruzione di tappatori, l'imprenditore Sergio Cirio
prese la guida di AROL.
Il 1983 si può considerare l'inizio dell'epoca moderna
di AROL. Da quel momento, dopo aver scelto di specializzarsi nelle
macchine per la tappatura nel settore vinicolo e agroalimentare,
AROL decise di diversificare il target dei clienti, rivolgendosi
anche a settori diversi rispetto a quello di vini e liquori.
L'azienda seguì con attenzione l'arrivo di una svolta epocale
nel mercato del beverage: l'avvento della bottiglia in PET. Tra
il 1983 e il 1990 AROL diversificò la produzione, non tanto
dal punto di vista del prodotto, sempre caratterizzato dalle tappatrici,
quanto per la varietà dei settori merceologici in cui operava.
In questo modo l'azienda ha raggiunto una posizione di leader
internazionale.
Il 31 ottobre 2001 ha portato una nuova importante svolta: nell'azionariato
di AROL è entrata con partecipazione di maggioranza la
californiana ANGELUS, il più grande produttore del mondo
di macchinari per la chiusura e l'aggraffatura di lattine e contenitori
metallici. Con questa unione si è creato un forte polo
di specialisti nella tecnologia dei sistemi di chiusura primaria.
OICCE Times, per conoscere le strategie e la filosofia di AROL,
ha incontrato il suo direttore commerciale, Bruno Reggio, canellese,
da 19 anni presente in azienda.
Come si sviluppa oggi l'attività
di AROL?
AROL è una struttura divisa
in tre stabilimenti di produzione, tutti basati a Canelli. Il
primo si configura come head-quarters ed è sede della parte
gestionale dell'azienda, dell'ufficio tecnico e progettazione,
degli uffici amministrativi, degli uffici commerciali, e dell'assemblaggio
delle macchine. A poca distanza c'è l'altra unità
produttiva dove si effettua la costruzione dei pezzi che vanno
installati sulle nostre macchine. Sempre a Canelli si trova poi
la terza unità produttiva, la CLOSYS, dove si producono
le macchine a una testa, cioè le macchine per cadenza fino
a 2500-3000 bottiglie/ora.
Come si è diversificata la produzione di AROL e quale posto
occupa il settore vinicolo?
AROL è diventata il più grande costruttore di tappatori
a livello mondiale. Ogni anno produciamo circa 700 macchine. Nel
2001 abbiamo generato un fatturato complessivo di circa 25,5 milioni
di Euro.
Da quasi vent'anni AROL ha sviluppato il proprio core business
nel campo del beverage e del settore vinicolo. Questo ci ha portato
a realizzare dei forti investimenti mirati a realizzare una gamma
di macchine molto specifiche ed efficienti nelle loro diverse
applicazioni. Attualmente il beverage rappresenta circa il 50%
del nostro fatturato. Il settore vinicolo ne costituisce il 25%,
mentre la parte restante è diversificata fra industria
alimentare, chimica e farmaceutica.
Come risponde AROL alle esigenze di
clienti così diversi?
AROL produce due grandi famiglie di macchine: una è quella
di macchine stand-alone o free-standing, macchine indipendenti
che possono essere messe in linea direttamente presso un utilizzatore
finale, l'altra è rappresentata da torrette tappanti che
vengono inserite in monoblocco in collaborazione con costruttori
di riempitrici.
Questo vale soprattutto per gli ultimi dieci anni, perchè
è in questo periodo che la soluzione del monoblocco riempitrice-tappatore
ha preso piede grazie agli indubbi vantaggi che porta, come maggiore
efficienza, silenziosità di esercizio, maggiore compattezza.
Oggi noi abbiamo rapporti di collaborazione con circa quaranta
costruttori di riempitrici in varie parti del mondo. Questi per
AROL sono clienti, ma soprattutto sono dei partner, con i quali
e per i quali si realizza un prodotto su misura. Noi vendiamo
sulla base delle specifiche tecniche molto rigorose di ogni costruttore
di riempitrici. In questo modo realizziamo dei prodotti che sono
veramente tailor-made: fatti su misura. Un punto di forza della
AROL è proprio il fatto di riuscire a realizzare dei prodotti
personalizzati, molto aderenti alle richieste del costruttore
della riempitrice e dell'utilizzatore finale.
Su quali basi si fonda l'immagine
di AROL?
Attualmente, per quanto riguarda
le macchine per imbottigliamento o per packaging, l'Italia è
il miglior produttore al mondo. Le nostre soluzioni tecniche raggiungono
termini di eccellenza assoluti. Indiscutibilmente anche il rapporto
qualità/prezzo italiano è vincente. Detto questo,
ognuno nel proprio comparto specifico cerca di smarcarsi un po'
rispetto alle altre aziende.
AROL ha sempre trasmesso l'immagine di un'azienda molto dinamica,
orientata all'innovazione sul prodotto.
Oggi una considerevole parte del buon nome dell'azienda è
anche giocata su quanto riguarda service e pezzi di ricambio.
Abbiamo molti tecnici che fanno assistenza esterna e viaggiano
per il mondo. Inoltre sui vari mercati esteri forniamo un'assistenza
garantita dai nostri rivenditori o da agenti selezionati. Come
AROL diamo poi tutto il supporto necessario sia in termini di
formazione, per quanto riguarda nuove macchine, sia in termini
di disponibilità ad essere presenti per avviamenti di modelli
nuovi di macchine oppure per la soluzione di problematiche tecniche
particolari.
Cosa rappresenta per AROL il connubio
con l'americana ANGELUS?
È un nuovo e determinante passo per consolidare ulteriormente
la nostra presenza sui mercati internazionali e rafforzarla in
aree ad alto valore aggiunto, molto esigenti dal punto di vista
qualitativo. Questa operazione ha messo insieme due realtà,
ciascuna leader a livello mondiale nel proprio settore di competenza.
Angelus ha sede a Los Angeles, vicino a Long Beach, ed è
un'azienda specializzata sulla chiusura di lattine. La nostra
unione rappresenta il connubio tra due aziende entrambe molto
specializzate, operanti su due tecnologie di chiusura che sono
parallele e sono rivolte ad una serie di clienti che sono o possono
essere potenzialmente comuni. Ad esempio aziende come Coca o Pepsi
sono realtà che acquistano sia macchine per chiusura di
lattine, che macchine per chiusura di bottiglie con tappi. Si
apre quindi la possibilità di essere presenti presso clienti
comuni, proponendo due tipologie di prodotti diversi tra di loro.
Come si pone AROL di fronte alla forte
evoluzione della tappatura del vino?
La proposta di tappi sta diventando
molto variegata. Ancora dieci anni fa si parlava solo di tappi
in sughero, adesso invece c'è una incredibile dovizia di
soluzioni tecniche per i tappi utilizzati dall'industria vinicola.
L'avvento di materiali sintetici di ottima qualità e con
un basso impatto dal punto di vista organolettico, ha richiesto
nuove applicazioni anche per i costruttori di macchine.
AROL ha realizzato la prima macchina per tappare tappi sintetici
nel 1989, per un cliente degli Stati Uniti. Questo sembrava allora
un colpo di testa, mentre oggi, a distanza di 13 anni, dobbiamo
constatare che si trattava di una intuizione molto valida.
Per affrontare l'applicazione dei nuovi materiali, in certi casi
di nuovi concetti di tappatura, AROL ha deciso circa una anno
e mezzo fa di partire con lo studio di una nuova generazione di
macchine che avrà completamento entro il 2002. Si tratta
di una vera e propria rivoluzione di quel che riguarda il concetto
di applicazione del tappo. Avremo quindi due generazioni di tappatori:
accanto alla Saturno, che è il nostro prodotto consolidato,
avremo il nuovo modello che si chianerà QUASAR e che andrà
ad affiancare la gamma esistente per creare un diverso concetto
di applicazione del tappo e soprattutto una diversa facilità
di utilizzo in quello che riguarda l'hardware.
A fianco di ciò che che riguarda il tappatore per tappo
in sughero, rimane sempre costante l'esigenza di macchine per
la chiusura di capsule in alluminio, tappo a corona, ring pull
o con tappo a pressione, come il tappo di plastica a fungo o altre
chiusure alternative che progressivamente si stanno affacciando
sul mercato.
Stiamo avendo ottime referenze anche nel settore dello Champagne
per quello che riguarda l'applicazione di tappi bidule più
tappo a corona, con clienti prestigiosi come Freixenet, Marne&Champagne,
Laurent-Perrier che richiedono le soluzioni tecnicamente più
impegnative.
DIETRO LE QUINTE...
Quali sono le maggiori soddisfazioni
che nascono dal suo lavoro?
Innanzitutto vedere riconosciuta la professionalità. Questo
settore mi appassiona in modo particolare. Genera degli stimoli,
si autoalimenta perchè dà l'opportunità di
fare cose interessanti, di partecipare attivamente alla creazione
di qualcosa di nuovo e di vederlo poi affermarsi sul mercato.
Quanto tempo riesce a ritagliare per
qualche hobby?
Gli hobby sono il sale della vita, ma nel mio caso il tempo di
cui posso disporre è limitato. Una delle cose più
semplici da fare è quella di infilarsi un paio di scarpe
sportive e di fare un po' di jogging.
Da quali vini si sente più
attratto?
Io sono piemontese verace, ma ho un amore sconfinato per quello
che riguarda i vini toscani. Credo comunque che il Piemonte sia
un punto di riferimento per tutti, specialmente quando si parla
di vini rossi, di prodotti tradizionali come Barolo e Barbaresco.
Non sono particolarmente nazionalista in fatto di vini ed apprezzo
anche prodotti d'Oltralpe, dove trovo vini bianchi che mi piacciono
moltissimo. Trovo gradevoli anche i vini dei paesi emergenti,
che stanno diventando molto bravi, soprattutto per merito dell'apporto
di enologi italiani e francesi.
Credo peraltro che oggi l'Italia, a livello internazionale, sia
assolutamente vincente sul rapporto qualità/prezzo dei
prodotti vinicoli.