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In vigna e in cantina: una secolare tradizione nella produzione di pompe. |
Siamo nel cuore di Santo Stefano Belbo (CN), circondati dalle colline del Moscato
amate e raccontate da Cesare Pavese.
In questa realtà dove si respirano le vigne, il vino e le piccole grandi
storie di Langa, si trova l’azienda della famiglia Revello, produttrice
di pompe irroratrici fin dal 1890.
OICCE Times ha incontrato il pater familias Giovanni Revello, nipote del fondatore,
con i figli Luigi e Silvana che insieme a lui continuano un’attività
mai interrotta nel corso di quattro generazioni. Le pompe irroratrici a zaino
Revello sono diventate ormai una componente storica della Valle Belbo, tanto
che il nome Revello è diventato praticamente un “marchio DOC”
per questo settore ed in quest’area tanto vocata alla viticoltura e alla
produzione di vino.
Da più di trent’anni i Revello sono anche produttori di elettropompe
a pistone per l’enologia. Anche se è fortemente legata alle sue
radici originarie, l’attività dell’azienda va ben al di là
dei confini piemontesi ed ha i suoi cultori in tutta Italia ed in diversi paesi
esteri.
Come è nata la tradizione delle pompe irroratrici Revello?
L’ideatore e costruttore della nostra prima pompa è stato il bisnonno
Giovanni Revello, nel 1890.
Era un viticoltore molto ingegnoso. Sulla base della sua esperienza quotidiana
nella vigna, creò, per proprio uso, una pompa con le caratteristiche
che gli parevano più funzionali.
Applicò alla pompa un contenitore di legno e utilizzò come polmone
una bottiglia di vetro. Ben presto gli altri vignaioli apprezzarono la sua creazione
e cominciarono a chiedergli di costruirne anche per loro. Iniziò così,
con un passaparola e il riconoscimento della qualità “in vigna”
il successo delle prime pompe Revello.
Inizialmente, intorno al paese di Santo Stefano, c’era per ogni collina
una pompa irroratrice Revello, che era usata “in società”
dai viticoltori.
In breve la richiesta diventò sempre più consistente, così
Giovanni decise di lasciare la vigna per dedicarsi alla nuova attività
di costruttore di pompe e di venditore di prodotti anticrittogamici. Cominciarono
a lavorare con lui anche i figli Luigi e Pietro Teobaldo. Fra il 1926 e il 1927,
mentre il fratello era in Argentina per impiantare una piccola filiale, Luigi
costruì la prima officina. Lo affiancavano cinque dipendenti. La sua
specialità erano le pompe irroratrici a zaino manuali con serbatoio in
rame, per il trattamento delle viti. Questa impresa costituì la prima
attività meccanica della Valle Belbo.
C’era tanto lavoro che Pietro Teobaldo venne richiamato dall’Argentina
per ritornare in azienda, dove rimase fino al 1956. Nel 1942, terminato l’Istituto
Tecnico di Alba, il figlio di Luigi, anch’egli Giovanni, entrò
in azienda e passò alla sua guida fino ad oggi, con la soddisfazione
di vedere la sua opera continuata dai figli Silvana e Luigi.
Come hanno influito sulla vostra produzione i progressi della tecnica
e l’evoluzione dei materiali?
Il nostro lavoro è direttamente legato a questa evoluzione.
Ai nostri inizi avevamo già un reparto di fonderia, di tornitura, di
lavorazione della lamiera in rame. Compravamo il nastro di rame, i pani di ottone,
le barre di ottone e di ferro. Queste erano le materie prime. Tutto veniva fatto
all’interno dell’officina, utilizzando stampi, conchiglie e macchinari
per la lavorazione della lamiera.
Negli anni 1960 si sviluppò la motorizzazione nelle aziende agricole,
così si diffusero pompe ad alta pressione azionate dai trattori. Questo
portò alla necessità di produzione di nuovi articoli che completassero
la pompa a motore. Così iniziammo a costruire accessori per queste pompe,
come le lance e gli ugelli.
Negli anni 1970, un momento importante nel campo del rinnovamento dei materiali
è stata l’affermazione della plastica. Abbiamo allora iniziato
una nuova produzione che prevedeva la sostituzione della tanica di rame con
una tanica di plastica. Da quel momento abbiamo anche abbinato alla linea tradizionale,
più specificamente agricola, una linea dedicata al giardinaggio e al
mercato hobbistico.
In questi ultimi anni, a fianco della pompa a zaino manuale, si sta aprendo
il mercato delle pompe a batteria. Si tratta di elettropompe a zaino azionate
con batterie da 6 a 12 volt, specialmente rivolte alle operazioni di diserbo
e alle irrorazioni, che hanno l’innegabile vantaggio di comportare meno
fatica all’operatore.
Quando e perché vi siete rivolti anche alla linea di elettropompe
enologiche?
Negli anni 1970 il settore del vino assunse un’importanza sempre maggiore.
Molte cantine nella nostra zona stavano passando attraverso una fase di ingrandimento
e di industrializzazione. Così ampliammo i locali di lavorazione e nel
1972 rilevammo l’attività di una ditta di elettropompe enologiche
a pistone. Si trattava di macchine complesse e tecnologicamente impegnative.
Inizialmente le producevamo in bronzo, poi viste le esigenze degli enologi le
abbiamo realizzate anche in acciaio inossidabile.
Come si caratterizza la vostra linea di pompe enologiche?
Produciamo cinque modelli di elettropompe a pistone con portate che vanno da
45 hL/ora fino a 500 hL/ora. La più grande è la 2P 100, a due
pistoni, seguono in ordine di grandezza le serie Urania, Venere, Atena e Marte.
Hanno il corpo in bronzo o in acciaio inox. In particolare sono caratterizzate
da una corsa lunga del pistone che consente un’aspirazione a profondità
elevate e la stabilità delle tubazioni. Un elevato peso ne assicura la
stabilità e i cilindri, ottenuti con alesatura del blocco fuso, assicurano
una indeformabilità assoluta anche sotto sforzo. Le loro caratteristiche
tecniche agevolano il lavoro e garantiscono la massima silenziosità.
Sono anche facilmente trasportabili perché sono montate su carrello snodato
con ruote gommate.
Qual
è oggi la vostra gamma di produzione?
Attualmente la nostra attività si basa essenzialmente sulla costruzione
delle elettropompe enologiche a pistone, e sulle pompe irroratrici a zaino in
plastica e in rame, che sono ancora costruite seguendo il principio originale
del fondatore. Abbiamo progettato e costruito anche un solforatore a batteria
e stiamo rivolgendo l’attenzione verso le migliori soluzioni da adottare
per la produzione di pompe a batteria.
Che cosa determina la qualità di una pompa irroratrice?
Deve essere un prodotto di qualità e di affidabilità. Bisogna
che sia maneggevole e che consenta una forte pressione di mandata, deve garantire
buone prestazioni e avere componenti di lunga durata. Robustezza e funzionalità
sono le caratteristiche per noi più importanti.
La nostra pompa a zaino in rame è smontabile in ogni sua parte, funziona
a pistone con cilindro esterno e ha un’ampia camera di compressione.
Una leggerissima manovra di pompaggio permette di ottenere una forte pressione
con polverizzazione finissima, penetrante ed economica.
Lo stesso avviene per le nostre pompe costruite in materiale termoplastico,
resistente agli agenti chimici ed atmosferici; a requisiti di funzionalità
risponde anche il nostro solforatore elettrico Mistral, con serbatoio in alluminio,
utilizzato in vigneti, frutteti, orti e giardini. Sta ottenendo una buona risposta
anche perché è adatto a trattamenti in terreni dove è difficile
l’accesso ai mezzi meccanizzati.
Come si sono evoluti i vostri mercati nazionali ed esteri?
Nel 1948 abbiamo effettuato le prime esportazioni di pompe a zaino in rame verso
l’Uruguay, poi siamo andati in Francia e in Belgio.
Dopo l’avvento della plastica abbiamo iniziato a partecipare ad importanti
fiere del settore e abbiamo cominciato ad esportare le pompe irroratrici anche
a Cipro, in Egitto, in Grecia, in Spagna, in Austria, in Venezuela, in Costa
Rica.
In campo nazionale siamo presenti in tutte le regioni italiane. Per quanto riguarda
le pompe enologiche siamo presenti soprattutto in Italia e in Francia.
DIETRO LE QUINTE...
Volete raccontare ai nostri lettori qualcosa sui vostri gusti enologici
e sulle vostre inclinazioni al di fuori del vostro lavoro?
Giovanni: “Racconterò del mio Cà d’Busiro. Siamo sempre
stati a contatto con il mondo enologico e io ho da tanto tempo come hobby la
conduzione di una piccola vigna e la produzione di poche bottiglie di vino di
diversi vitigni rossi, riservato alla famiglia e agli amici.”
Luigi: “A me piacciono i vini della nostra zona, specialmente Moscato
e Dolcetto. La mancanza di tempo mi consente poche distrazioni, ma mi concedo
di seguire il calcio e sono sostenitore e sponsor della Santostefanese.”
Silvana: “Sono curiosa di assaggiare i vini di diverse zone. Un altro
interesse che ho sempre avuto è l’architettura di esterni e interni.
Ho intere collezioni di riviste di arredamento. Forse questo avrebbe potuto
essere il mio lavoro, se non avessi continuato la tradizione di famiglia.”
Quando è nata Avesta Polarit e quali rapporti ha
con la storia dell'acciaio?
C'è molta storia della metallurgia mondiale legata ad AvestaPolarit ed
al gruppo Outokumpu.
Avesta è il nome di una cittadina svedese a Nord di Stoccolma.
In questo luogo, agli inizi del 1900, una società privata
finanziò le prime importanti ricerche sul processo di produzione
dell'acciaio inox.
Contemporaneamente in Inghilterra, a Sheffield, il metallurgista
Harry Brearley scoprì lo stesso tipo di leghe.
I filoni di ricerca e i conseguenti sviluppi nell'applicazione
dei risultati ottenuti diedero origine a due società, rispettivamente
Avesta e British Steel, che successivamente, nel 1992, ritroviamo
unite sotto il nome di 'Avesta Sheffield'.
A distanza di alcune migliaia di chilometri più a Nord,
in Finlandia, si giocava un altro momento importante per la metallurgia,
legato in particolare al gruppo Outokumpu che, negli anni 1970,
decise di avviare la produzione di acciaio inossidabile nel sito
di Tornio fino ad allora dedicato all'estrazione e raffinazione
del ferro-cromo, materia prima indispensabile per la produzione
dello stesso.
Nel gennaio 2001 Outokumpu Steel e Avesta Sheffield hanno formato
AvestaPolarit, attualmente controllata al 100% dal gruppo finlandese
Outokumpu.
Quali sono le principali unità produttive di Avesta
Polarit e quante persone vi lavorano?
I tre importanti poli produttivi si trovano a Tornio nel Nord
della Finlandia, ad Avesta nel Sud della Svezia e a Sheffield
nell'Inghilterra centrale. Vi sono poi molte unità di laminazione
ed uffici commerciali in diverse nazioni. In totale il gruppo
AvestaPolarit impiega oltre 9000 persone.
A quanto ammonta la vostra produzione di acciaio
inossidabile e a quali mercati si rivolge?
La produzione di Avesta Polarit sfiora i 2 milioni di tonnellate
e si prevede di arrivare nel 2004 a 2,75 milioni di tonnellate.
I principali mercati sono Europa, America e Asia.
Il consumo di acciaio inossidabile è un ottimo indicatore
per misurare il grado di ricchezza e di sviluppo di un paese.
In venti anni è cresciuto in maniera molto più veloce
rispetto a qualsiasi altro metallo, dall'alluminio al rame e al
ferro.
A quali settori d'impiego si rivolge Avesta Polarit?
L'acciaio inox ha il pregio di avere mille applicazioni ed è
impiegato sia per beni di consumo che per beni di investimento.
Le torri di Kuala Lumpur sono rivestite di acciaio AvestaPolarit,
così come del nostro acciaio inox sono costruiti cinquanta
vagoni della metropolitana di Los Angeles e le cisterne di molte
navi chimichiere/gasiere, con un utilizzo che può raggiungere
le tremila tonnellate per nave. Oltre a queste applicazioni, troviamo
l'acciaio in tantissimi altri settori quali ad esempio la dissalazione,
il cartario ed il petrolchimico.
Qual è la nuova proposta di AvestaPolarit per il
settore
del vino?
Si tratta di HyClean BA, un acciaio inossidabile sviluppato nel
2001 appositamente per il settore enologico. Da tempo l'acciaio
inox viene scelto per costruire serbatoi di fermentazione e stoccaggio
dei vini, ma HyClean BA (Bright Annealing) è innovativo
perché presenta una finitura con una superficie molto liscia
ed una rugosità bassa e controllata.
Quali vantaggi offre l'impiego di HyClean BA?
Studi di laboratorio e prove condotte in importanti cantine hanno
dimostrato che HyClean BA è almeno otto volte più
facile da pulire rispetto agli acciai inox con finiture tradizionali.
Questo significa che il processo di lavaggio richiede un consumo
di acqua di almeno otto volte inferiore; vanno poi considerati
i minori tempi di fermo impianto legati alle operazioni di lavaggio,
un migliore recupero di tartaro non contaminato da agenti chimici,
un maggiore rispetto dell'ambiente, elevate condizioni di igiene,
costante ed elevata qualità superficiale, eccellenti prestazioni
e durevolezza dei serbatoi.Quanto costa HyClean BA rispetto
agli altri acciai inossidabili normalmente usati per i serbatoi?
L'extra di prezzo che noi richiediamo per l'acciaio HyClean BA
è indicativamente di cento euro a tonnellata rispetto a
quello con la tradizionale finitura '2b'.
Si può calcolare immediatamente che il suo impiego incide
davvero poco sul costo totale della materia prima impiegata per
un serbatoio; inoltre è una spesa che si recupera immediatamente
con i vantaggi offerti dall'uso di questo materiale.
DIETRO LE QUINTE...
Quali sono tre aggettivi che le vengono in mente pensando
alla parola "acciaio"?
Riciclabile, perché la riciclabilità dell'acciaio
inox è assoluta ed infatti può essere riciclato
all'infinito. Igienico e durevole sono altri due aggettivi che
descrivono perfettamente la caratteristica principale dell'inox:
rimanere inalterato nel tempo.
Che rapporto ha con il vino e quali vini preferisce ?
Ho ricordi splendidi legati al vino.
Le mie origini affondano proprio nel cuore del vigneto piemontese.
I miei nonni materni erano di Govone, nel Roero. I miei ricordi
d'infanzia sono legati alle vendemmie di settembre, a tanta gente,
amici, parenti, vicini tutti indaffarati nella raccolta dell'uva.
Anche mio nonno curava come hobby una sua piccola vigna. Per fedeltà
alle mie origini e ai miei bei ricordi, i vini che preferisco
sono i rossi albesi.