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L'ANGOLO DELLA VIGNA Una subdola epidemia |
La scoperta del Nuovo Mondo ha offerto all’Occidente svariate risorse
d’enorme valore, tra cui piante commestibili divenute presto la base dell’alimentazione
di molte popolazioni europee. Ma se si guarda alla sola viticoltura, non si
può certo dire che l’America abbia giovato a questa antichissima
coltura, e anzi con l’introduzione dei noti parassiti ottocenteschi ne
ha seriamente minacciato la sopravvivenza.
Anche in tempi a noi più vicini è dal Nuovo Mondo che sono giunte
nuove malattie della vite europea a carattere epidemico: intorno agli anni ‘60,
ad esempio, è avvenuta nel Sud della Francia la comparsa e da qui la
diffusione della cicalina Scaphoideus titanus, vettore specifico della fitoplasmosi
nota con il nome di flavescenza dorata (FD), per via dell’intenso giallume
che può provocare sulle cultivar ad uva bianca. I fitoplasmi sono organismi
procarioti privi di parete cellulare, tutti parassiti obbligati e quindi patogeni.
Il gruppo di fitoplasmi agenti della FD, diffondendosi nei tessuti floematici
della pianta, ne alterano la fisiologia, in modo profondo nel caso di attacchi
gravi, compromettendo il germogliamento, la produzione di uva, la funzionalità
delle foglie, la maturazione del legno e provocando talora la morte stessa della
pianta. Le sintomatologie associate a questa malattia non sono sempre chiare,
anche perché variano secondo la gravità dell’infezione e
soprattutto del vitigno interessato; la malattia può rimanere latente
per un certo tempo per poi manifestarsi di colpo su numerose piante del vigneto;
come le patologie causate dai virus, le fitoplasmosi non sono curabili con i
tradizionali trattamenti chimici; le piante infette o anche interi vigneti colpiti
gravemente devono essere estirpati senza indugio.
Nel caso di FD l’insetto responsabile della diffusione della malattia
è esclusivamente infeudato sulla vite, cioé vive e si nutre esclusivamente
dei liquidi floematici di questa specie: di per sé non provoca danni
alla viticoltura, se non per la diffusione della temibile patologia.
In Italia epidemie di FD hanno interessato per ora aree del Nord e del Centro
Nord, causando danni ingenti alla viticoltura e mobilitando controlli a tappeto
sul territorio, piani di lotta chimica contro il vettore, estirpo di centinaia
di ettari. In Friuli Venezia Giulia sono stati spesi nell’arco degli ultimi
5 anni 1.250.000 euro, mentre in Piemonte per i soli aiuti all’estirpo
e reimpianto dei vigneti sono stati messi a disposizione 34.000.000 di euro.
Dal 2000 esiste un decreto ministeriale di lotta obbligatoria e un piano d’aiuti
finanziari alle regioni colpite.
Si riteneva in un primo tempo che la cicalina vettore avesse esigenze ecologiche
ben precise, tanto che per un certo tempo il 44° parallelo è stato
indicato il limite meridionale di diffusione della malattia.
Oggi si sa invece che Scaphoideus titanus, benché si muova di per sé
molto lentamente, è trasportato dall’uomo velocemente, che è
in realtà piuttosto adattabile ad ambienti diversi (nei luoghi d’origine
neartici è presente tra il 46° e il 53° parallelo in Canada e
tra il 27° e il 50° negli USA) e che una assai probabile fonte di inoculo
e di diffusione è il materiale vivaistico (poiché substrato ottimo
per lo svernamento delle uova dell’insetto sono le fessure della corteccia
nelle barbatelle).
Prime segnalazioni della malattia in Toscana si sono avute nel 1998 e non anteriore
al 2003 è la comparsa di focolai in Umbria, Basilicata (Potenza) e Campania
(Avellino e Benevento).
È dunque assai probabile che in un prossimo futuro ci si debba confrontare
con questa subdola patologia della vite anche in regioni in cui ci si riteneva
al sicuro. Fin da ora sarebbe opportuno prepararsi ad un intervento su ampia
scala, sviluppando competenze scientifiche, d’informazione e formazione,
e soprattutto imparando a far tesoro dell’esperienza altrui.