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di Anna Schneider |
Collezione ampelografica: un termine appropriato (in verità piuttosto
pomposo) che serve ad indicare un insieme di forme e cultivar di vite.
Anche se vi sono pregiate raccolte d’illustrazioni o di stampe di uve,
e persino raccolte di uve artificiali, altrettanto preziose, si fa qui riferimento
a quelle che si definiscono collezioni in vivo, ovvero vigneti, dove sono state
impiantate e sono allevate piante di numerose, talvolta numerosissime, cultivar
e specie di vite.
Lo spirito da collezionista, come vedremo, ha poco a che fare con una collezione
ampelografica, se non per la passione, la curiosità e l’interesse
che spesso animano iniziative di tal genere. Si tratta, infatti, di organismi
che hanno fini assai più pragmatici del puro piacere del collezionista.
Vediamo quando sono sorte e perché si sono affermate le collezioni ampelografiche.
Si deve all’abate Rozier, l’idea, per nulla peregrina, di creare
una collezione di varietà di viti. Siamo nella seconda metà del
1700, ma si dovrà aspettare fino al secolo successivo per assistere all’istituzione
in varie parti d’Europa e d’Italia di vaste raccolte di viti. Il
grande impulso ottocentesco delle scienze viticole ed enologiche e la consapevolezza
che poco si sapeva del valore qualitativo dei numerosissimi vitigni presenti
nei plurivarietali vigneti del tempo, avevano focalizzato l’attenzione
di tecnici e scienziati sullo studio e la valutazione di tale vastissima biodiversità.
Da parte di istituzioni pubbliche o di privati furono allora realizzate, ampliate
e mantenute collezioni di vitigni locali, provenienti da altre regioni o da
altri Paesi, per confrontarne le caratteristiche, accertarne l’identità,
valutarne le potenzialità produttive. Collezioni storiche da citare:
ENSAM, Montpellier, Yalta, Crimea, Georgia, Bulgaria, …e quella istituita
a Vienna per volere degli Asburgo, in cui erano raccolte tutte le varietà
di viti dell’impero e da cui giunse in America un attuale simbolo dell’enologia
californiana, lo Zinfandel.
In Italia era famosa e ricchissima d’esemplari provenienti da ogni dove
la collezione del conte Giuseppe di Rovasenda, valentissimo studioso e ampelografo
di fama mondiale, collezione che dalla dimora privata del conte presso Verzuolo,
nel Cuneese, fu duplicata presso la Regia Scuola Enologica di Alba. Non meno
interessante e vasta era la collezione del barone Mendola, situata in Sicilia
a Favara, che aveva la particolarità di essere in buona parte allevata
in vaso, in modo da renderla accessibile al nobiluomo che, malato, si spostava
a fatica.
È inutile ricordare che con l’introduzione in Europa dei ben noti
parassiti d’origine neartica, le collezioni ampelografiche del tempo,
che nel frattempo si erano arricchite di specie ed esemplari del Nuovo Mondo,
ebbero un ruolo fondamentale nel ricercare soluzioni alle temibili malattie,
e più in generale divennero importanti centri di studio e cultura viti-enologica.
La scomparsa di molte di loro, sovente per via di guerre, rivolgimenti politici
o incuria, ha rappresentato spesso non soltanto una perdita reale ed irreparabile
di biodiversità, ma anche di conoscenze scientifiche.
Ancora oggi le collezioni ampelografiche sono strumenti di grande importanza:
per fini conservativi, per scopi didattici, per ragioni scientifiche.
I genetisti moderni fanno grande affidamento sulla possibilità di trovare
ed allevare materiale genetico adatto ai loro scopi, come mutanti, progenie
e popolazioni d’ampia diversità.
Ogni Paese viticolo mantiene (in certi casi purtroppo con qualche difficoltà)
almeno una grande collezione di viti e vitigni; in Italia, in particolare, vi
si aggiungono anche numerose azioni locali, pubbliche o private, rivolte generalmente
alla salvaguardia di varietà del passato o a specifiche tematiche.
Si tratta d’iniziative lodevoli, assai meglio valorizzate se esistesse
una rete informativa di collegamento tra loro, che mettesse informazioni e conoscenze
a disposizione di tutti. Un primo nucleo coordinato a livello europeo ha preso
forma qualche anno fa nell’ambito di Genres 081 (http://www.genres.de/vitis/vitis.htm).
Sarebbe un buon progetto realizzare un sito completo delle collezioni ampelografiche
italiane, vetrina virtuale di un patrimonio unico e prezioso.