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di Moreno Soster
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Lo stato liquido, è noto, conferisce alla materia l’incapacità
di avere una forma propria ma piuttosto di acquisire quella del recipiente che
la contiene. Così è per il vino. Per apprezzare il quale, straordinari
artisti del vetro hanno plasmato bicchieri in grado di rendere percepibili non
soltanto le tonalità e l’intensità cromatica, ma anche gli
archi di glicerina e il complesso bouquet olfattivo. Roteando il liquido sulla
superficie del vetro intuiamo ed apprezziamo la struttura del vino, la sua densità,
la sua complessità.
Il bicchiere, solido che ha forma, si annulla nella sua trasparenza per cedere
le proprie misure al vino che forma non ha. E in questo gioco di parole e di
spazio possiamo accorgerci della presenza di unità di misura inaspettate:
la larghezza e la lunghezza dei vini. La prima esprime un prodotto che offre
un ventaglio di sensazioni visive, olfattive e gustative intense, quasi esplosive,
ma di limitata persistenza.
La seconda meglio si adatta ai vini che si scoprono a poco a poco, che non concedono
tutto subito ma che hanno il pregio discreto di cambiare lentamente con il trascorrere
del tempo mantenendo però la propria identità.
E questo sia nel bicchiere sia nella bottiglia.
Se nella geometria piana lunghezza e larghezza danno forma e identità
alle figure, ovviamente questo non vale per il liquido vino in cui piuttosto
rappresentano le dimensioni della volontà di chi lo produce.
Come ad ogni cosa umana, anche dietro a un vino c’è un’idea,
un progetto che traccia le dimensioni future di una realtà ipotetica.
Sono convinto che ciascun vino sia il “messaggio nella bottiglia”
che il produttore lancia ai potenziali consumatori in un dialogo a distanza
che è anche condivisione di sogni e di intenti. Chi apprezza il vino,
e lo conosce, normalmente acquista quello che gli piace non solamente in senso
strettamente organolettico, ma anche per le sensazioni emotive che questo vino
genera in lui/lei e meglio si adattano al suo stile di vita o a quel particolare
momento della sua vita.
La grande forza del vino risiede nella sua capacità di offrire messaggi
mutevoli e interessanti alle persone più diverse. La nostra diversità
si specchia nella sua.
La cassetta degli attrezzi del viticoltore-enologo, che consente la costruzione
della diversità, contiene la scelta del vitigno e la sua collocazione
ambientale, la vendemmia, le macerazioni e gli enzimi, la cura del trasporto
dell’uva, le fermentazioni e i loro agenti, gli affinamenti, l’uso
del legno e dell’acciaio, i tempi e le ossido-riduzioni.
Con essi il produttore progetta il suo vino e ne definisce la geometria: una
macerazione prolungata può aumentare la lunghezza del vino, così
un affinamento in botte piccola può conferirgli larghezza; alcuni vitigni
si prestano meglio ad una dimensione piuttosto che all’altra, pochissimi
le sostengono entrambe.
Occorre considerare inoltre che la progettazione di un vino non è un’azione
isolata del viticoltore-enologo, ma viene influenzata dagli usi e dalle consuetudini
dell’ambiente vitivinicolo in cui opera e contemporaneamente dalle presunte
attese del suo consumatore potenziale.
Lunghezza e larghezza del vino possono diventare quindi anche misura di una
cultura enologica della produzione - che è prevalentemente storia, territorio
e tradizione - e del consumo - che è prevalentemente mercato - le quali
si confrontano nell’attribuzione del valore al vino stesso.
I vini sembrano quindi costretti in una geometria ideale e variabile generata
da numerosi elementi: l’innovazione tecnica e tecnologica, il contesto
socio-economico, la tradizione dei produttori e la cultura dei consumatori.
Ora però fermiamoci un momento e stappiamo.
Lasciamo fluire il vino sul corpo della bottiglia fin dentro al bicchiere, osserviamolo
abbandonarsi a movimenti morbidi, niente angoli né spigoli, solamente
liquida libertà che rifugge ogni geometrica elucubrazione.
Alla sua libertà corrisponde simmetricamente la nostra libertà
di interpretarlo con le parole della ragione, della moda o del cuore. Alla ricerca
di quel messaggio nella bottiglia che ci porta tra lunghi filari di vigne aperte
su larghi orizzonti di cielo e di sole.