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L'ANGOLO DELLA VIGNA
Pinot bianco e Chardonnay:
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Può parer strano, ma non sempre i vitigni più
popolari e più diffusi hanno avuto da subito una propria riconosciuta
identità. Esempio indicativo è quello dello Chardonnay, oggi un
nome tra i più famigliari per i consumatori di vino di tutto il mondo,
quasi sinonimo di vino bianco, una specie di parola magica che, posta in etichetta,
è capace di suscitare il consenso generale.
Tuttavia questo vitigno, considerato associato alla famiglia dei Pinots e ritenuto
in un primo tempo una mutazione del Pinot nero, perfino nel suo Paese d’origine
è stato confuso nel passato con il Pinot bianco e con un altro vitigno
francese, il Melon o Muscadet. Quest’iniziale imprecisa indicazione della
sua identità e l’uso di alcuni ambigui sinonimi, tra cui Pinot
Chardonnay, Melon e addirittura Pinot blanc, hanno favorito il perdurare di
confusioni ampelografiche riguardanti lo Chardonnay anche nei Paesi dove esso
era stato introdotto o si andava affermando, non senza successo.
In Italia, in particolare, lo Chardonnay è stato a lungo confuso con
il Pinot bianco (la mutazione a bacca non colorata del Pinot nero), tanto che
in molti vigneti impiantati due o tre decenni fa si può avere al posto
dello Chardonnay il solo Pinot bianco o una mescolanza di questi due vitigni
borgognoni. Già l’occhio attento del conte Di Rovasenda, insigne
ampelografo piemontese di fine ’800, dopo le osservazioni compiute nella
sua famosa collezione su di uno “Chardonay” ricevuto come sinonimo
di Pinot bianco, aveva fatto sorgere forti dubbi nello studioso sul fatto che
i due vitigni fossero identici. Pertanto, a proposito dello “Chardonay”,
egli scrisse che era senz’altro preferibile utilizzare questa denominazione
proprio per distinguerlo dai Pinots da cui, a suo avviso, differiva.
Da un punto di vista morfologico, Pinot bianco e Chardonnay si assomigliano,
ma nello Chardonnay, che germoglia più precocemente, si osserva un germoglio
con foglioline più bronzate, internodi più lunghi e più
violacei. La foglia è più grande, più liscia, piana, con
un tipico seno peziolare a U o a lira con fondo sguarnito, cioè con bordo
confinante con la base delle nervature.
Il grappolo nello Chardonnay è generalmente più piccolo, un poco
più spargolo e la bacca più arrotondata, con una buccia piuttosto
sottile, di colore bianco giallastro dorato. La foglia del Pinot è tipicamente
pentagonale, molto bollosa, piegata ad imbuto, e ha seno peziolare a V, molto
raramente sguarnito. Il grappolo è più compatto, l’acino
debolmente ellissoidale e la buccia di colore bianco verdastro: è dunque
possibile riconoscere un vitigno dall’altro anche dalle partite d’uva
che giungono in cantina, senza aver osservato le piante in vigneto.
Proprio per il diverso colore dell’uva, in Trentino Alto Adige s’incominciò
a distinguere un “Pinot verde”, corrispondente al Pinot bianco,
da un “Pinot giallo”, da identificarsi con lo Chardonnay. Di lì
a non molto quest’ultimo fu dettagliatamente descritto anche in Italia,
ben distinto dal Pinot, e nel 1978 finalmente inserito nel Catalogo delle Varietà
di Vite, quasi un decennio dopo i più importanti vitigni autoctoni ed
internazionali, tra i quali lo stesso Pinot bianco. Nel nostro Paese quest’ultimo
occupa oggi cinque migliaia di ettari contro i quasi 12.000 dello Chardonnay,
in larga parte base di vini DOC. Le caratteristiche agronomiche e tecnologiche
dei due vitigni sono anch’esse molto diverse, come i vini che ne derivano:
generalmente più sottili e lievemente aromatici i Pinot bianchi; di maggior
corpo, con profumi più intensi e complessi gli Chardonnay.
Due cultivar ben distinte, dunque. A loro volta ben diverse dal Melon (o Muscadet),
un bianco tipico della Loire e del Nantais, che in California è invece
spesso confuso con il Pinot blanc, cui si accompagna molto spesso nei vigneti,
proprio come da noi lo stesso Pinot con lo Chardonnay.
Sono, queste confusioni, frutto di superficialità, scarsa attenzione
o incompetenza? Non direi proprio. Oggi che, grazie alla biologia molecolare,
sappiamo qualcosa in più sull’origine dei vitigni tradizionali,
ben si comprendono coloro che ritrovavano in queste tre cultivar una certa “aria
di famiglia”, tanto da confonderle l’una con l’altra. Chardonnay
e Melon, insieme con un ben nutrito gruppo d’altre varietà della
Francia Centro-Orientale, derivano, infatti, da incroci spontanei del più
antico Pinot con uno stesso vitigno, il Gouais blanc, oggi poco conosciuto e
quasi scomparso. Figli, dunque, degli stessi genitori.
Figli, genitori, fratelli, o addirittura fratellastri e cugini, sono espressioni
senza dubbio inappropriate per le viti, ma che danno idea delle relazioni tra
alcuni dei nostri storici e più famigliari vitigni, giustificando, talvolta,
gli errori sorti nell’identificarli.